Specchio

La piana è stranamente tranquilla, e io e Navi abbiamo ancora le parole di quel pensatore in testa… E tantissime altre sono apparse, nuvole di suoni e rimbombi, come maledette malattie della mente, a continuare a tormentarci entrambi

L’eroe e la sua ragione, insieme, stanno fallendo

Epona cerca di trasportarmi in giro ma è sfiancata, e Navi mi suggerisce di fermarmi…

Il poco vento porta con sè delle note familiari: l’ocarina riesce a ritornare sullo sguardo severo di un altro eroe, che ancora mi osserva con quella cattiveria amicale, tipica di chi vuole dare sostegno e consiglio, ma senza risparmiarmi niente.

E’ la maniera migliore di farmi affrontare le cose, il risveglio di qualcuno quando la realtà non riesce a togliermi in torpore, pur prendendomi sonoramente a schiaffi

L’impressione di dovermi muovere. La paura di dovermi muovere. La consapevolezza di una situazione sfuggita di mano per un errore stupido e tragico assieme, un reflusso di coscienza che sta logorando Navi, che sta stancando Epona…

Compagne di viaggio, mi dispiace che voi possiate sentire il mio dolore…

Il dolore causato per aver voltato le spalle al centro di Hyrule, nella convinzione di trovare delle porte sempre aperte. Epona viene da lì, e io sono riuscito a dare per scontato anche quel posto…

Mi fa male la mano sinistra, la mano che ospita la mia Triforza del Coraggio…

Ma quale coraggio e coraggio…

La musica del Bosco Perduto esce dalla mia ocarina piena di speranze… E insieme priva di qualsivoglia convinzione… Non so nemmeno perchè la sto suonando…

Certe note non si dimenticano, gli occhi del centro della piana non li posso più vedere, ma quando la mia mente li incrocia mi guardano con odio

Odio che merito

Troppi errori, troppe giustificazioni…

La mano…

Non mi era mai capitato che mi facesse davvero così tanto male…

Navi vola attorno a me, è ancora intenta a pensare… Smetti di pensare, Navi, smetti di cercare di risolvere tu il problema… Non puoi, tu l’hai causato, insieme a me… Insieme a noi, tutti e tre insieme… Eroe, ragione e cuore…

E ora noi, quel centro, lo possiamo solo guardare, e sperare di vedere di nuovo quelle porte aperte… Anche se non ce lo meritiamo più…

Navi, lo sai bene anche tu…

Con che Coraggio (si, proprio quel coraggio) possiamo andare a bussare?

A bussare a quelle porte che ora si aprono per tanti… E sono chiuse per noi… Perchè noi gli abbiamo voltato le spalle, perchè la nostra volontà ha generato il più possente e impenetrabile dei chiavistelli…

La voce di quell’eroe tuona ancora… Cosa trovare di buono nella nostra confusione…

Navi, Epona…

Fatico a capirlo…

Fatico a capirlo perchè vivo nella felicità di quelle porte aperte non a noi, ma a molti altri… Vivo nel dolore del ricordo di tutto quello che ho tradito… E ancora di più nel dolore stesso di aver tradito…

Sento un rumore…

Link Oscuro!

Rivedo me… Rivedo me in quel volto pieno di odio… Navi ed Epona si allontanano, Navi non riesce nemmeno a dirmi dove posso attaccarlo per colpire un suo punto debole…

Faccio per suonare l’ocarina, per creare una tempesta che lo destabilizzi, che lo colga di sorpresa…

Ma con la sua spada mi colpisce la mano destra e la mia ocarina vola via, lontana…

Sguaino la Spada Suprema…

AAAAAAHHHHH! La mia mano!

La Triforza del Coraggio si è tinta di rosso, brucia, come una ferita salata, un marchio imposto… Riflesso del mio tradimento… Specchio dei miei errori, materializzato di fronte a me…

Perchè ho fatto tutto questo?

Perchè…

Mi cade la spada, Link Oscuro ne approfitta… Con un calcio mi butta a terra, e mentre mi tengo la mano lui punta la sua spada verso la mia gola

Non so quello che ha intenzione di fare… Lo fisso negli occhi, come se fosse un fratello

Un momento… I suoi occhi sono cambiati… Non sono più rossi, ora brillano… Castano chiaro… Opachi, lucidi…

I SUOI occhi…

Cosa significa?

Che cosa vuoi da me?

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Il pensatore

La neve non ha ancora abbandonato Hyrule, ma sembra volerla affliggere con minore insistenza…

La piana sta riprendendo vita, con la sua gente, i suoi volti…

E io ho come nostalgia di Ganondorf… Perchè forse, al momento, sarebbe un problema minore

Se mi sentisse Navi… Lei non è ancora tornata, sta ancora pensando… E io sto iniziando a comprenderla… Purtroppo

Non è il mio modo, lo so, ma in questo momento sono un’eroe nel limbro, che non sa dove andare a sbattere la sua testa…

Epona è in subbuglio: è piena di vita come al solito, ma a volte faccio fatica a domarla. Passa da un momento di euforia a uno di blocco totale, di fermo assoluto…

Di completa volontà di lasciarsi andare

Epona, come me

Come Navi

Non sta capendo

Suono… Suono piano, non ho le forze, e forse nemmeno la voglia, di farmi sentire troppo…

La neve che resta in giro attutisce ancora, ma con meno ‘intensità’, le note della mia ocarina… Davvero… Non ho davvero voglia di farmi sentire…

In questo momento non so cosa farmene, della mia Triforza. Che è ancora lì che brilla, ma per quale ragione, io, non lo sto capendo.

Giusto e sbagliato si intrecciano. Per una cosa che ho fatto da solo, per un tentativo indipendente e impudente di risoluzione, di nuovo smontato dalla realtà e da due occhi che mi ricordano, con parole di altri, che “Muore lentamente chi non si lascia aiutare”

Mi esce un ringraziamento, dovrei ritrovarmi rinvigorito…

Ma è dura, quando si vede crollare una teoria, e il potere della tua Triforza scema insieme a te. Perchè, evidentemente, lo hai usato male.

Quando hai bisogno di un aiuto che credi non arriverà.

Come già altre volte, come già altri eroi, come già con simili risultati.

Epona mi guarda: non è tranquilla. Non può mentirmi.

Navi si sta avvicinando.

“Non una parola, eroe.”

Mi chiedo cosa possa aver ottenuto, in tutto questo suo ragionare sul nulla…

“Mentre ero via ho controllato alcuni documenti degli antichi pensatori di Hyrule… Guarda un po’ cosa ho trovato…”

“Un caso fortunato venne a illuminarmi riguardo alla mia condotta e all’idea che dovevo farmi degli altri; nei loro confronti, il mio cuore era in perpetua contraddizione con la mia mente, e pur avendo tante ragione per odiarli sentivo, tuttavia, di amarli”

Navi mi guarda in silenzio.

Io la guardo. Non so assolutamente cosa pensare.

Fa male.

“Dovrei smetterla di pensare così tanto, non credi?”. Non è compiaciuta, credo faccia male anche a lei.

Già, Navi, dovresti proprio smetterla. Ora non puoi che aspettare, ferma, anche tu. Aggrappàti entrambi alle parole di quegli occhi e ai giudizi di quel pensatore.

Perchè la pensa esattamente come me, è riflesso del conflitto continuo tra me e Navi; quel conflitto di complementarietà che ci rende quello che siamo.

Difficilissimo.

E questo, si, richiederà una resistenza eroica.

Tre Dee, venite in mio soccorso.

La Triforza, questa volta, da sola, non mi basta.

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Attutito

Ad Hyrule sta nevicando.

Per me non è un problema, e grazie alle Dee non lo è nemmeno per Epona. La piana è ancora lì, è solo coperta e, in qualche maniera irrazionale, molto più affascinante.

E’ bianca.

Percorro tutto il suo perimetro al galoppo, per vedere le reazioni degli abitanti di Hyrule di fronte a questo fenomeno. Da fuori tutto sembra uguale, solo dipinto di luce, ma l’assenza di impronte mi fa intuire che molti hanno preferito rimanere nelle loro case piuttosto che vagare per un mondo gelato.

Secondo alcuni emissari Zora giunti al castello di Hyrule, la zona del loro fiume è quella che, in assoluto, sta avendo più disagi. Li posso comprendere.

La cosa che non posso comprendere sono le loro lamentele

Lamentele che a poco servono… E sono amplificate proprio da tutte quelle impronte che non le vedo. Una amplificazione in assenza.

Da alcuni considerata una cosa lirica, una necessità poetica… Da altri considerata una scusa per una personale debolezza

Anche per me è così, a volte.

E, per quanto cerchi di non pensarci, ritorna. E’ una debolezza che ritorna sempre.

Ed è per questo che oggi sono qui fuori, come a voler sfidare me stesso. Se si vuole qualcosa non si può restare a guardare, se si vuole uscire allo scoperto allora il limite è solo l’uscio della propria dimora.

Mi guardo intorno, siamo davvero solo io ed Epona.

Già, perchè Navi non è con noi.

Navi è voluta rimanere al castello per trovare la soluzione a un problema. Non riesco ad essere d’accordo con lei.

Tento di suonare qualcosa con la mia ocarina, Epona nitrisce. Ma la neve che ricopre Hyrule blocca tutti i suoni: non c’è rimbombo per il nostro fiato, non c’è trasmissione per la nostra musica. E’ una calma paradisiaca, mi ricorda alcuni paesaggi divini dei quali si racconta negli antichi manoscritti della creazione di Hyrule.

Bloccare un suono, bloccare una musica.

Non percepirla.

Mi è già successo.

Non è la stessa musica, questa volta, quella che non risuona, quella che non riesco a suonare. Di nuovo, nemmeno una nota.

Se passo nelle vicinanze del Bosco Perduto, invece, la sua melodia risuona forte: la neve non ha raggiunto il suo interno e l’aria riesce ancora a circolare, e con lei tutte le sue note.

Tutto ciò che è ad esse collegato.

Volto le spalle al Bosco, guardo di nuovo un punto della piana, penso all’assenza di Navi e a quello che sta cercando di risolvere.

Purtroppo non lo riesce a capire.

E’ vero, io e Navi siamo complementari. Ma in questo momento sono in pieno disaccordo con ognuna delle sue ragioni.

E’ un disaccordo che nasce da questa neve, dalle parole che essa blocca, che non risuonano come si vuole.

Salto da Epona e mi tuffo nel bianco, faccia in giù. Anche Epona si lascia andare alla neve.

Nell’attesa che svanisca e che la piana ritorni a vivere…

Nell’attesa che Hyrule riprenda la sua sopita vitalità…

Nell’attesa che il suono torni a dispiegarsi, con le sue ali invisibili, senza essere bloccato da questo colore neutro. Paradisiaco.

Quieto.

E ostacolante solo per chi non possiede più una percezione originaria di sè… E ascolta sempre, solo e UNICAMENTE la sua fata

E nel provocatorio riflesso di un sorriso che ha cercato la morte… E ora, nella neve, ride

Non puoi sentirmi, non puoi arrivare al mio pensiero ora, Navi…

Ma se il tuo strano sesto senso da essere razionale può captarmi, allora dovresti percepire il mio invito…

Non puoi fare niente, in questo momento.

Navi… Vieni a giocare nella neve.

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Navi

L’ultima volta che sono stato nella piana ho deciso di mandare Navi avanti, come in avanscoperta, all’interno della Fattoria Lon Lon.

Lei può vincere, ma non l’ho mandata per vincere.

Più che altro, è come se lei volesse vincere.

E’ difficile definire il mio rapporto con Navi: mi è stata affidata da qualcuno, dal Grande Albero Deku, poco prima di spirare. E’ arrivata come una guida: una voce severa per far risvegliare una via dell’eroe fin troppo sopita.

E’ diventata un’amica insostituibile.

E, come per tutti i rapporti di amicizia, anche per un eroe e la sua fata vale la stessa regola: mai stare zitti e mai assecondare sempre la volontà degli altri, solo per rifrangere quel valore di amicizia che tanto si millanta.

Una rifrazione che causerebbe solo una sua sciagurata opacità.

Nella mente, una voce che mi dice “Non hai paura di dirmi la verità”.

Navi non è ancora tornata dalla Fattoria Lon Lon: ammetto di essere un po’ preoccupato. La porta non si è aperta e non si è chiusa al suo passaggio, ma solo perchè lei può accedervi in altri modi, non ha bisogno di camminare. Lei può volare.

Mi auguro solo che il suo volo non sia stato interpretato come un gesto invasivo, irrispettoso. Dispotico.

Nel frattempo, io torno con Epona nella piana di Hyrule, oggi particolarmente verdeggiante, e tiro fuori l’ocarina: se devo davvero essere onesto, per troppo tempo questo mio strumento di vita è rimasto silenzioso, assolutamente inerte.

Come se io non avessi voglia di sentire la sua voce, mischiando e ibernando questa non voglia in quello che, in realtà, è un fasullo non averne bisogno.

Nuovo tentativo di indipendenza eroica che, come altre volte, non ha potuto fare altro che fallire. Da solo, io non posso andare avanti.

Le note del Bosco Perduto ritornano: questa volta sono io che le ho cercate, come accadde diverso tempo fa, ma con un diverso spirito. Le ho cercate sapendo di poterle trovare. Sapendo di volerle ascoltare.

Suono tutta la canzone, non manco nemmeno una nota. Epona reagisce felicemente, quasi con una felice esaltazione. Non è incontrollabile, ma è come fiera del mio gesto, di questa mia performance.

Continuo a suonare la canzone, ripetendola, battendo il ritmo con i piedi. Sono molto preso, stranamente allegro. Non esagitato, però, anche se l’assenza di Navi ha come eliminato qualcuna delle mie meno eroiche inibizioni.

“Ascolta!”

Navi sta tornando.

Improvvisamente un brivido freddo mi corre lungo la schiena; l’ocarina mi cade dalle mani. Anche Epona si ferma.

“Scusa se ci ho messo tanto, era come se là dentro non volessero capire. Ragazzo, non c’è molto da fare: da là dentro non ci vogliono uscire.”

Sono d’accordo con quelle parole, e allo stesso tempo vorrei esserne un fiero oppositore. Specialmente in questo momento.

“Ho cercato in tutti i modi di fargli capire che così non si può andare avanti. Non che per me cambi nulla…

Momento chiave.

“…ma mi dispiace vedere che tutto il potenziale, tutto l’aiuto che gli abitanti di quella fattoria possono dare, debba rimanere rinchiuso dietro quella staccionata di legno.”

Già.

“Perchè vogliono ostinarsi a non condividere?”

Il suo tono di voce si è leggermente alzato. Tipico della sua supponenza. Di tutti i suoi “Ehi! Ascolta!”. Dei suoi “Attento!”. A tratti, decise imposizioni.

“Perchè non vogliono uscire?”

La fisso negli occhi, con un leggero sguardo di rimprovero.

“…A te non importa, vero, eroe?”

Navi ha capito.

Ha capito che, in fondo, non me ne importa.

Non un disinteresse disumano: io voglio bene agli abitanti di quel posto, come abitanti della mia stessa Hyrule, frammenti della mia stessa vita, alla fine. Non posso fare finta che non esistano.

Non posso fare altro che volere il loro bene.

Ma Navi tende spesso ad esagerare: è come se la sua assenza, mentre suonavo, avesse attutito per un attimo la mia razionalità. Come se mi avesse trasformato in un eroe più spontaneo.

Anche se era troppo.

Una spontaneità che è subito ritornata in sé non appena lei si è avvicinata.

E che mi ha fatto comprendere che va bene così. Che se anche quelle porte non si aprono allora è la stessa cosa.

Lo sa anche lei, ma è soltanto più difficile ammetterlo!

E la capisco, vorrei avere anche solo metà della sua granitica volontà.

Un quarto del suo equilibrio, tutto per me. Ma non posso.

Perchè, di nuovo, l’eroe, da solo, non può fare nulla.

Io, da solo, non posso fare niente. Non voglio.

Che quelle porte si aprano quando lo desiderano.

Altre volte si sono aperte, quindi è anche possibile che riaccada.

E non sta nè all’eroe, nè a Navi, la scelta di questo destino. Noi restiamo a guardare, accogliendo gli inviti dal centro della piana di Hyrule.

Vagliamo.

Prendiamo quel che vale.

A volte irrispettoso. A volte tremendamente meschino. A volte snob.

Ma solo per chi non ha voglia di scavare.

Epona ha preso l’ocarina con il muso, me la porge nelle mani con la bocca.

Riprendo a suonare la canzone del Bosco Perduto, e il vento mi accompagna, riempiendo tutta la piana.

Io ballo.

Navi pure, come può, ondeggiando.

E anche Epona, pure lei come può.

Le mie due compagne, e io nel mezzo.

Cuore e raziocinio.

Che ballano.

Si guardano.

Insieme a me, si uniscono.

Complementari.

A volte può essere dura convincersene. Ma va bene, anzi, benissimo così.

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Periferia

Le celebrazioni per la nascita di Nayru si concludono oggi, Hyrule smette i suoi abiti festosi per tornare al suo normale aspetto, cercando di tenere vivi nel cuore tutti i giorni che sono passati.

Per me è difficile…

E’ difficile perchè ho percepito una strana lontananza, che non mi ha fatto rispecchiare appieno in tutti quei volti gioiosi…

Epona non ha mai avuto voglia di girare troppo per la piana, Navi ha vissuto per molto tempo inebetita, come assente… E io mi sono accodato a loro, nella percezione di uno strano vuoto che non avevo i mezzi per riempire, pur pieno di un mare di motivazioni che non riuscivo a tenere a galla.

La eco e i rimbombi nel castello di Hyrule, al quale ora ho libero accesso, si fanno più evidenti: Zelda è ripartita, dopo aver preso parte alle celebrazioni, e sarà assente da Hyrule ancora per lungo tempo.

Sento il bisogno di evadere il mio pensiero, per un secondo, ed esco nella piana insieme ad Epona: la piana è un grosso cerchio, e la cosa un po’ mi rasserena.

Anche solo pensando a come tutte le zone abitate sono dislocate, questo cerchio si può tradurre in un grandissimo abbraccio… Un abbraccio duro da sentire, se non se ne ha la volontà… Tuttavia, un abbraccio al quale tendo quotidianamente, senza il quale il destino stesso dell’eroe è completamente privo di senso

Come tutti i cerchi, però, anche la piana di Hyrule ha un centro.

Me ne sono reso conto da poco… In quel centro entrano tantissime persone e le stesse escono, è un transito, ma i suoi abitanti faticano a uscirne, come a voler crogiolarsi in una protezione falsa, come a non voler affrontare la piana…

Distolgo il mio sguardo, io ed Epona ci guardiamo attorno.

Dietro di me il castello di Hyrule.

Dimora di due presenze-assenze che vivono con me ogni giorno, pur nella loro concreta lontananza. Da esso percepisco una rinnovata fiducia, un perno stabile al quale appendermi. E altre parole inaspettate, risposta ritardata di rimbalzo a un silenzio atteso: una richiesta di continuare a pensare, di reiterare la propria espressione.

Di nuovo un imprevisto che mi coglie… Nella fatica, ho comunque voglia di seguirlo…

Alla mia sinistra, il monte Morte…

Percepisco sulle sue pendici una serenità inedita, sprazzi di un sentimento che solo in questa sua forma nuova riesce a non mutarsi in astio…

La sensazione è piacevole, il mio augurio grande

Proseguendo, la fontana degli Zora…

E il dolore di un’altra ferita chiusa, di un ricordo-ossimoro che cancella nominando. Di una amnesia autoindotta che continua a non lasciare scampo… E che mi sfiora con la sua fredda e tagliente lama…

Non mi aveva mai colpito… Rinnova il perchè di una caduta che non mi aspettavo…

Poi la foresta dei Kokiri…

La mia casa, una casa dove il tempo si dilata, i piani si sfaldano, proprio per il vuoto che i ninnoli non riescono a riempire, che le facce amiche occupano lasciando qualche frammento vuoto.

In me c’è troppo spazio…

Il bosco perduto…

Un silenzio che è capace di farsi musica, parole, occhi, improvviso gaudio, note che arrivano ancora dritte all’animo.

Facili da accogliere, generatrici di una nostalgia che esigo.

Mi volto, la valle dei Gerudo…

Mi sembra di vederlo, quello sguardo così freddo, così giudice, così regolatore. Ed è strano sapere che, in qualche modo, mi vuol bene. Strano e rasserenante. Divertente, forse.

Lo sguardo che a volte taccia un disagio, nascondendolo dietro un ‘impenetrabile’ muro di carta. Crolla e rinasce, una fenice che elabora, affascinata, pensieri di altri per plasmare il suo, inedito, nella speranza di una nuova efficacia.

Resta solo il centro.

La fattoria Lon Lon.

Quel centro che accoglie. Discute. Parla.

Trascura e dimentica.

Per poi tornare a parlare.

Una canzone finisce per darmi ragione, un eroe lontano mi guarda con la perplessità con cui mi guarda Navi ora.

La mia Triforza brilla, è segno che non sto sbagliando. Che devo continuare. Imperterrito.

Ma ho come la strana impressione che parte di quella luce si stia semplicemente disperdendo nel vento.

E’ così difficile capire?

E io, cosa diamine voglio?

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“A Te, Nayru”

Nayru.

Tu che hai preso la maestosa opera di tua sorella Din e l’hai resa migliore.

Tu che hai accompagnato tua sorella Farore sulla nostra Terra, per donarci il coraggio di affrontare le nostre vite in Te.

Nayru.

Tu che hai guardato al limite di Hylian, Zora, Goron, Kokiri e Gerudo e non ti sei scandalizzata nel tuo scendere tra noi per accompagnarci.

Tu che continui a guardarci e a sostenerci, insieme alle tue sorelle, con la Triforza.

Nayru.

Tu che perseveri nel condividere con noi la tua saggezza.

Permetterci di comprendere le tue parole, perchè questo anniversario della tua nascita ci ricordi che è dalle Tre Dee che Hyrule e chi la abita viene e che ad esse ritornerà.

Permettici di essere vigilanti per poter percepire la Vostra presenza in tutte le nostre prove.

Nayru.

Noi, in ginocchio, ti preghiamo.

Che la tua saggezza illumini le nostre menti, guidi le nostre scelte, sia il motore di ogni nostro passo.

Possa l’esistenza di Hyrule, in ogni suo giorno, essere testimonianza di Te, tuo quotidiniano riflesso.

Possano le nostre vite essere un dono che rifulga della vostra grandezza.

Possa la tua parola di saggezza vivere in eterno ed essere sempre pronunciata dalle nostre labbra.

Possano i nostri volti essere testimonianza dell’amore che voi, le Tre Dee, avete per noi.

Esaudisci questa preghiera, noi ci affidiamo a Te.

Risveglia i nostri cuori in questo grande giorno di festa.”

Manoscritti storici di Hyrule
Preghiera a Nayru per la celebrazione della sua nascita

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Auguri di un Felice e Santo Natale a tutti voi 

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Passaggio

Hyrule è in festa!

Non capita spesso di vedere nella città una simile atmosfera di gioia, ma sia io che Navi troviamo che tutto questo tripudio sia giustificato: Zelda è tornata al castello.

Il paese non si tiene.

Il regno ha di nuovo la sua principessa, partita per un lungo viaggio, ma anche se ogni abitante sa che sarà solo un momento fugace, un passaggio destinato a concludersi presto, si sente forte la necessità di festeggiare, di fare rumore per le strade, di far esplodere la vita in ogni mattonella, in ogni angolo di cielo, in ogni nota degli strumenti musicali che tutti gli Hylian stanno suonando e in ogni fremito della loro voce.

La guardo da lontano.

Ho ancora nella testa i ricordi dell’altro eroe, della sua principessa, di quella frase che lo ha messo a tacere per sempre.

Profonda, secca e brutale.

Una di quelle ferite che è bello avere sempre aperta.

Penso che tu non debba stare lì: per il significato di questo ritorno, la cosa più intelligente che puoi fare è andare perlomeno a salutarla.”

Ascolto le parole di Navi con uno strano interesse, questa volta mi trovo d’accordo con lei.

Ma non è perchè non voglio obbedirle… No… Non è per questo che sono ancora così lontano…

Mancano pochi giorni alle grandi celebrazioni in onore della nascita della Dea della Saggezza, Nayru.

Zelda è la detentrice prescelta della Triforza della Saggezza, ed è proprio per questo che ha dovuto fare ritorno al castello: senza di lei le celebrazioni non potevano andare avanti.

‘Nayru ha versato la sua saggezza sulla Terra, per dare al mondo lo spirito della legge’: questo è quanto raccontano le leggende sulla nascita stessa di Hyrule e di tutto quello che la circonda.

E’ davvero insolito.

Guardo Zelda, immerso tra la folla, e sento su di me una strana coscienza delle parole di questa leggenda: come se a vederla, se nel vederla tornare, nel ripensare a tutto quello che è stato vissuto assieme, tutte queste parole smettessero di essere solo parole

Come se diventassero carne.

Carne nelle voci festanti, nei cori degli Hylian.

Carne nelle celebrazioni.

Vivere come se Nayru fosse lì, in mezzo a noi.

Noi, che tendiamo a volere ancora di più delle leggi che lei ha donato al mondo, alla nascita della Terra e di Hyrule.

Cerco di aggrapparmi a questo fervore, ma Navi insiste…

“Cosa aspetti? Vai da lei!”

Navi mi spinge da dietro le spalle, ma nulla ancora può la sua lieve forza di fata…

Tornano i ricordi di cose costruite assieme, di speranze inaspettate, di copricapi indossati forzatamente in burle che da anni si perpetuano e che per sempre continueranno a perpetuarsi.

I ricordi dei sorrisi di chi la vede ora, di chi ci ha camminato insieme.

I ricordi di due parole consonanti che io, l’eroe, non mi attendevo.

I ricordi di una parola stupida, capace di generare rammarico al solo pensiero.

I ricordi di tutte le più grandi incertezze.

E di un silenzio obbligato, che ha riscritto le regole di una vita.

Navi si fa forza più del solito, avvicinandomi alla folla.

Zelda mi nota, e sorride. A modo suo.

L’abbraccio è troppo forte, forse la sta anche spaventando.

Non importa, in questo momento sento concentrato tutto il gaudente torpore di un paese dentro il solo mio corpo.

E un abbraccio titubante si fa accogliente, all’improvviso.

La mia mente è piena, straripa comunque di volti, di domande e di desideri.

Ma in questo momento, fanno tutti silenzio…

E potendo parlare, vorrei soltanto dirle: ‘Bentornata a casa’.

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